Ut sementem feceris ita metes

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La rovina non sta nell’errore che commetti, ma nella scusa con cui cerchi di nasconderlo”. Massimo Gramellini

L’Italia è stata eliminata dal Mondiale. Nessuna sorpresa per me, ero convinto da tempo che avremmo fatto schifo e così è stato.
Il 4 giugno scorso twittavo:
“ Beato te, che hai visto gioco e idee di #Prandelli in questa Nazionale. Io vedo solo buona volontà e confusione”; quindi rincaravo “Fra 10 anni riguarderemo la rosa e diremo: ma dove volevamo andare?!?” e sentenziavo definitivamente “Sarò forse troppo “sintetico”, ma a me ‘sta nazionale #facagare”.
Insomma, mi sembrava palese come sarebbe andata a finire.
Quello che mi ha lasciato perplesso è che i motivi per cui l’esito mi sembrava ineluttabile, e che a me sembravano chiarissimi, sono invece oggetto di molteplici discussioni ed assolutamente non condivisi dai più. Vengono invece addotte altre disparate cause, che ovviamente non condivido a mia volta.
Vediamole, con la premesse che partiamo dal presupposto che il superamento del girone fosse ampiamente alla nostra portata; in caso contrario non ci sarebbe nulla di cui lamentarsi.

La Nazionale perde perché il calcio italiano è in crisi. Dunque, il calcio italiano è in crisi perché gli stadi fanno schifo, gli sponsor preferiscono andare all’estero, girano pochi soldi e ancor meno idee, perché c’è violenza nel contorno ultras, perché la Lega è incapace di programmare e promuovere il prodotto sui mercati internazionali, perché i giocatori più forti vengono ingaggiati da squadre estere ben più ricche delle nostre e altre beghe di cortile assortite, tra cui i vari conflitti d’interesse (ad es. sui diritti TV) che funestano la Lega. Quindi se rifacciamo gli stadi, isoliamo i violenti, eliminiamo i conflitti d’interesse e così via, la prossima volta passiamo il turno e vinciamo i Mondiali? Non credo.

La Nazionale ottiene gli stessi risultati dei club. Questa è curiosa. Le squadre di club sono costruite col vil danaro, la Nazionale coi passaporti. Ciò significa che io posso costruire squadre di club fortissime grazie ai soldi, ingaggiando un sacco di stranieri, ma non lo posso fare nella Nazionale; e viceversa, posso avere un sacco di Nazionali fortissimi che però giocano tutti all’estero perché il movimento calcistico del mio Paese è molto povero e non può permettersi certi ingaggi. Gli esempi si sprecano. Considerando l’en plein delle squadre spagnole nelle Coppe, vedere la Nazionale iberica malamente eliminata dai Mondiali, esattamente come un’Italia qualsiasi, è inspiegabile. Così come non si spiegano al contrario l’Olanda, la Grecia, la Croazia, la Svizzera e tutte quelle Nazioni che non esprimono una squadra di club vincente in Europa dai tempi che furono. Questo giusto per restare in Europa; a maggior ragione in Sud America o in Africa.

La Serie A non è allenante. Questa è la tesi (fra gli altri) di Capello. Beh, considerando che il campionato più allenante del mondo è quello inglese, fa specie vedere l’Inghilterra maltrattata esattamente come noi da Uruguay e Costa Rica, i cui campionati sono invece molto allenanti. Anche il campionato spagnolo non è per nulla allenante a quanto pare. Ma poi, considerando che i giocatori (a parte quelli italiani convocati da Prandelli) sono sparsi in svariati campionati più o meno allenanti, a quale si dovrebbe fare riferimento? Ad una media? E poi, esattamente, “quanto” dovrebbe essere allenante un campionato? Perché l’altra tesi è esattamente il contrario, ossia…

La Serie A è troppo stressante. Spagna, Inghilterra e Italia sono campionati allenanti o stressanti? Dicono che in Inghilterra giocare a calcio sia una gioia. Una gioia troppo stressante a quanto pare. E poi, sono campionati equiparabili? I giocatori è meglio averli ben allenati o belli riposati? E’ meglio uscire subito dalle Coppe per avere giocatori freschi ma non abituati alla tensione delle grandi competizioni o viceversa? E se poi passa troppo tempo tra una competizione e l’altra, non è che poi sei poco allenato perché sei fermo da troppo tempo? Vediamo di sceglierne una, perché due son troppe.
Ora, la Serie A è la stessa di due anni fa, quando siamo arrivati in finale agli Europei; è la stessa di 4 anni fa, dove ai Mondiali siamo arrivati ultimi nel girone con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda; ma è la stessa degli Europei del 2008, dove fummo eliminati subito dopo i gironi? In mezzo ad una Champions League del Milan ed il triplete dell’Inter. Le squadre di club performavano in Europa, il campionato di Serie A non era allenante visto il dominio indiscusso dell’Inter (o lo era?) ma la Nazionale alternava buone prestazioni e schifezze immani. Sarà che sono proprio tonto, ma il nesso mi sfugge.

Mancano i vivai. Premesso che i giocatori di oggi vengono dai vivai di ieri, mentre quelli dei vivai di oggi giocheranno in Nazionale in futuro, quindi al massimo il problema si presenterà fra 4/8/12 anni, e quindi nulla hanno a che vedere con l’eliminazione ad opera dell’Uruguay di ieri, ma quando mai si sono coltivati i vivai in Italia?!? Nel 2006?!? Nel 2012?!? E poi, di quali vivai parliamo? Della Cantera del Barcellona che sforna fuoriclasse argentini o di quella del Manchester United che forgia fuoriclasse francesi e boccia l’italiano Macheda? Magari di quella dell’Udinese, che ne sforna a bizzeffe di tutte le razze e provenienze, compreso l’italiano Scuffet? Balotelli viene dal vivaio dell’Inter ed è italiano, benché i genitori biologici, i signori Barwuah, siano africani. E cito ad abundantiam pure El Shaarawy. Mi sembra che le giovanili di tutte le squadre di tutte le Nazioni europee siano molto variegate a livello di nazionalità: quindi facciamo solo in Italia delle giovanili ad hoc riservate ai ragazzi italiani? Ma dai… Soprattutto, perché sentiamo solo noi questa necessità, mentre il resto del mondo no?!?

Non diamo spazio ai giovani. A quelli scarsi può darsi; quelli bravi invece giocano. Pogba è in assoluto il giocatore più impiegato da Conte in stagione. É giovane, però è francese. E si sta facendo tutto il Mondiale. Berardi ha giocato sempre nel Sassuolo, però Prandelli non l’ha convocato. Avrebbe meritato la Nazionale? Non saprei. Gabbiadini gioca titolare da anni, ma anche qui niente convocazione. Credo giustamente. Shkodran Mustafi, classe ’92, ha esordito al Mondiale nelle file della Germania. Grandi meriti a loro, però è stato titolare con 33 presenze quest’anno nella Sampdoria. E però è albanese, quindi i meriti mica sono nostri! Saranno dei vivai di quale Nazione? Germania, Albania o Italia? Verratti, classe ’92 (!) ha giocato due gare su tre titolare in Nazionale: vivaio del Pescara. Gioca in Nazionale perché è italiano ma non nella Juve, che pure lo voleva, perché il PSG si è presentato con un sacco di soldi, per lui e per il Pescara (tanto per tornare la tema di prima). Giovinco è frutto del vivaio Juve ed ha sempre giocato titolare finché Tevez non gli ha soffiato il posto. Perché è straniero e più vecchio? No, perché è più bravo. Ma neanche Tevez è andato in Nazionale. Forse che Cassano, De Rossi, Totti, Buffon, Scuffet, Maldini, Del Piero (che fece le scarpe a Baggio!!!) etc hanno avuto difficoltà a trovare posto in squadra da giovanissimi? Direi di no. Giocano quelli più bravi, giovani o vecchi che siano.

In conclusione, la Nazionale è lo specchio del Movimento Calcistico Italiano. No. Lo era, una volta. Ora non più. Non vale più per nessuna Nazionale e nessun campionato. Da quando? Da quando la UE ha imposto la libera circolazione dei lavoratori.
Fino a quel momento, le squadre di tutti i campionati erano prevalentemente formate, visto che non se ne potevano tesserare altri, da giocatori di quella stessa nazionalità. La “forza” di un campionato era quindi in gran parte legata ad un fattore genetico: a quanti campioni della tua nazionalità Madre Natura ti aveva messo a disposizione. Ciò aveva come conseguenza che Campionato, Club e Nazionale andavano in gran parte a braccetto; fondamentalmente perché figli dalla stessa materia prima. Oggi non è più così. Non c’è alcun nesso tra il triplete dell’Inter e la Nazionale italiana; non c’è nessun nesso tra la vittoria in Champions League di Bale, Di Maria, Benzema e CR7 e la nazionale spagnola; c’è qualche nesso tra i risultati del Barcellona e quelli della Spagna, ma solo perché composte in gran parte dagli stessi giocatori, infatti si è visto; ci sarebbe stato un nesso tra i risultati della Juve e quelli della Nazionale se Prandelli avesse deciso di puntare sul sistema di gioco della Juve (schierare la difesa a 3 o il 3.5.2 NON vuol dire giocare come la Juve, mi raccomando!!!!), integrandolo con il meglio nei ruoli “scoperti”. Non l’ha fatto e si è visto.
Che nesso può esserci tra campionati composti da 40-60% di giocatori stranieri ed una Nazionale? Nessuno. E infatti non c’è nesso (per la cronaca, il campionato con la massima percentuale di giocatori indigeni (60%) è la Spagna (!), seguito dalla Germania (53%), poi Italia (42%), infine Inghilterra (38%). Dati da internet ndr).

Detto questo, è innegabile che la Nazionale venga da un biennio di risultati a dir poco stitici. Le (mie) cause?

Mancano i fuoriclasse. Questo il primo e più grosso problema. A parte Pirlo (che ha esordito in serie A a soli 16 anni tra l’altro!), purtroppo i fenomeni del momento sono nati in Francia, Argentina, Portogallo, Galles, Brasile etc invece che in Italia. Questo condizione è irrisolvibile, perché è dovuta a combinazioni genetiche frutto del caso. Potremmo provare con accoppiamenti selettivi, aspettare e sperare…
Tornando un attimo al tema dei vivai, ci siamo forse persi per strada qualche potenziale fuoriclasse perché non è venuto in contatto col mondo del calcio, e quindi non è stato instradato verso la gloria nazionale per incuria? Considerando la diffusione capillare nel tessuto sociale italiano del “pallone”, la cosa mi pare assai improbabile.
Detto questo, sono convinto che, a meno di un miracolo, con quelli che sono oggi i convocabili italiani quasi sicuramente non avremmo vinto il Mondiale, ma certamente non si spiega una così precoce eliminazione! Quali sono quindi le cause di questa precoce eliminazione?

Una condizione fisica imbarazzante. Tutta la gestione della parte atletica ha fatto ridere. Verratti e Immobile, giovani e riposati, coi crampi a metà di una gara giocata a ritmi soporiferi. De Sciglio infortunato ancor prima di iniziare, De Rossi alla seconda partita.
Lo staff atletico azzurro è stato spesso messo sotto accusa dai club e non da oggi, per alcuni infortuni, primo fra tutti quello di Chiellini. E per certe posizioni clientelari/parentali. Ma già il fatto che i giocatori normalmente si portino dietro dai club un piano atletico specifico, dà la misura della fiducia che si nutre nello staff della Nazionale.
Sia quel che sia, mi pare che tutti corrano più di noi.

La completa mancanza di un’idea di gioco. Prandelli è legato dai tempi di Parma e Firenze al 4.3.2.1 o 4.5.1 che dir si voglia. Arrivato al Mondiale, ha cambiato tutto. Tre moduli diversi in tre gare. Quando si dice avere le idee chiare. E la confusione in campo non ha mai aiutato nessuno a giocare meglio. Ma poi, il parco giocatori italiano gli consentiva di fare il suo modulo preferito? No. Nessuno gioca a quattro in difesa in serie A. La Juve gioca a 3 dietro; come l’Inter, il Parma, il Torino da cui poteva attingere per i difensori. Poi c’è il Milan, da cui si è portato De Sciglio e Abate; quest’ultimo non ha giocato quasi mai e quest’anno gli è stato preferito chiunque potesse giocare in quel ruolo, perfino Constant. E il perché si è visto. Così Chiellini è finito a fare il terzino sinistro al posto di De Sciglio rotto o il centrale a 4 (mi ha ricordato i tempi di Ranieri e Del Neri, ultima volta in cui Giorgio ha giocato in quel ruolo) per sostituire un inguardabile Paletta, anche lui abituato a fare la difesa a 3. Marchisio modello “seconda punta”, Pirlo largo per non pestare i piedi a De Rossi, che di fatto faceva il terzo difensore al posto di Bonucci, in una finta difesa a quattro con due centrali più uno. Balotelli unica punta, nel ruolo che fu di Toni e Gilardino. Solo che questi due tengono palla, le prendono, le danno e stanno zitti, fanno salire la squadra e giocano di sponda. Come ce lo vedete Balotelli in questa versione?

-Le convocazioni a caso. 23 giocatori sono 3 portieri e 20 giocatori di movimento, di solito almeno 2 per ruolo. Il sostituto di De Sciglio a sinistra? Perché non Criscito? Che ha fatto di male poveretto? E Giaccherini e Diamanti, che potevano occupare meglio il ruolo di Marchisio-Candreva o almeno dar loro il cambio? Invece Insigne, che non gioca titolare neanche a Napoli. Cassano, fatto fuori da secoli, giocatore notoriamente avvezzo alla sofferenza ed al sacrificio, al posto di Rossi, sedotto e abbandonato all’altare. Gli altri CT se li sono portati quelli “rotti” ma bravi, eccome… Ad un sostituto di Balotelli ci ha pensato? Destro, Toni e Gilardino a casa. E Chiellini che finisce centravanti, perché Cassano gira al largo dall’area di rigore. “All in” su Supermario. Quale persona sana di mente punterebbe tutto il suo progetto tecnico su un giocatore così inaffidabile?!?

La credibilità del CT. Bella idea il codice etico. Come se io minacciassi mia moglie di tagliarmelo qualora lei mi tradisse. Poi le mi tradisce davvero e io che faccio? O me lo taglio o subisco e sto zitto. Cornuto e mazziato. E il progetto tecnico, abiurato appena prima della partenza? Vogliamo poi parlare della conferenza stampa in cui si “giustificava” e spiegava che no, non era lui a non averli scelti, ma i cattivi Destro e Rossi che non gli avevano dato la disponibilità? Ma quando mai un CT ha dovuto convocare una conferenza stampa per giustificare le sue scelte?!? Segno di grande autorevolezza, nevvero? E questo han percepito i giocatori.

Il ritiro in Brasile, la determinazione e la ferocia. Bella idea quella di un villaggio vacanze con tutta la famiglia al seguito. Ideale per compattare il gruppo: ognuno se ne sta coi propri cari, non certo con i compagni di squadra. E un bel clima vacanziero invoglia a soffrire per ottenere il risultato, contro tutto e contro tutti. E il caldo (che non c’è stato), e i time out e tutte le scuse del mondo.

La compattezza del gruppo. Prandelli ha costruito (?) un gruppo in 2 anni, salvo sfasciarlo alla vigilia del Mondiale. Ha costretto tutti a sopportare le bizze di Balotelli, a cui ha aggiunto Cassano in extremis, perché lui era al centro del progetto. Ma perché poi? Cos’ha fatto di così straordinario finora per meritarselo? Mistero. Comunque Prandelli ha pure varato il codice etico per invogliarlo, per “costringerlo” a comportarsi bene! Mario qui, Mario là, va capito, va aiutato… e gli altri a remare. Avete presente quel collega lodato e coccolato, che passa il tempo alla macchinetta del caffè, che meriterebbe dei calci nel sedere ed invece si prende le lodi del capo, mentre voi fate anche il suo lavoro? O, nella versione femminile, la collega oca e civettuola, che passa la giornata su FB e Twitter e che non si è mai capito perché abbia tutti quei riconoscimenti? Bene, se il capo dice che è così che deve essere, così sia; voi ingoiate e state zitti, perché non vi conviene aprire bocca, ma appena l’azienda fallisce e siete liberi…

Per concludere: il calcio non è una scienza esatta, è vero, ma come tutti gli sport ha delle regole, e rispettarle è la condizione necessaria (non sufficiente ma certamente necessaria) per provare a vincere.
Queste regole sono: un’idea di gioco, uomini funzionali a quell’idea, credibilità e carisma dell’allenatore, l’unità del gruppo e di intenti, una condizione fisica accettabile, la determinazione, la cura della tattica (attenzione a non commettere errori e soprattutto al non ripeterli), la voglia e la determinazione di vincere contro le avversità. Quante di questi dettami sono stati rispettati in questa spedizione? Nessuno. Come poteva finire quindi? Esattamente così. Nessuna sorpresa.
Se il gruppo fosse stato determinato e coeso, con un’idea di gioco efficace, dei giocatori funzionali a quell’idea ed una condizione fisica accettabile, come pensate si sarebbe concluso quello scalcinato girone? E NESSUNO avrebbe parlato di calcio da rifondare, di risultati della Nazionale in linea con quelli dei club, di vivai, di dimissioni, di Balotelli, di giovani che mancano e di tante belle cose, che non ci sono oggi, non c’erano ieri e, ahimè, non ci saranno domani.

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Informazioni su Stefano OssimoroJu29ro

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